L'Associazione "Service citoyen" ha lanciato lo scorso primo agosto e nell'anno del cinquantesimo dal diritto di voto alle donne un'iniziativa che prevede un servizio di cittadinanza - militare oppure civile - per tutti, uomini e donne.
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Un’idea che piace anche alla Società degli ufficiali svizzeri che vorrebbe però applicare questo obbligo solo al servizio militare. Il presidente Stefan Holenstein è infatti convinto che, nel 21esimo secolo, tutti debbano avere gli stessi diritti e gli stessi doveri.
Il numero di donne che presta servizio militare, è in crescita, ma è attualmente a livelli molto bassi: oggi si parla dello 0,9%. L’obiettivo dell’Esercito è di arrivare al 10%.
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Per raggiungerlo, bisogna fare di più, puntando su una strategia di inclusione che vada incontro alle esigenze delle donne.
“Dobbiamo per esempio adattare le nostre caserme, con bagni per ambo i sessi. Dobbiamo creare delle uniformi per le donne. Dobbiamo abbattere i pregiudizi”, ha detto Holenstein.
Potrebbe però non bastare: in 3 delle 4 varianti di sviluppo del sistema dell’obbligo di prestare servizio, le donne verrebbero maggiormente chiamate in causa. Non nella prima, dove l’obbligo vale solo per gli uomini e dove, come novità, si prevede la fusione della protezione civile e del servizio civile. Nella seconda si propone un servizio militare e protettivo obbligatorio per tutti. Nella terza un servizio di cittadinanza per tutti, allargato ai settori sanitario, sociale e ambientale. Nella quarta, infine, un servizio di cittadinanza per tutti, a libera scelta e allargato ad altri lavori di pubblica utilità. Per Holenstein, però, entrano in considerazione solo le prime due varianti.
“Crediamo che, se le donne vogliono gli stessi diritti, devono avere anche gli stessi doveri”, aggiunge Holenstein.
Decisamente più vicina a un servizio di cittadinanza (militare o civile), è l’associazione “Service Citoyen”: “La nostra visione è quella di una Svizzera che agisce, che si impegna. Ognuna e ognuno di noi può svolgere una volta nella propria vita un servizio alla collettività (nell’esercito, nella protezione civile, ecc.). In questo modo riusciremo ad affrontare assieme le grandi sfide del futuro, siano esse civili o militari”, ha dichiarato Noémie Roten, vicepresidente dell’associazione.
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