Vinicio Capossela e la festa

Per l'artista italiano, “La festa non è soltanto il baccanale, la festa vissuta con consapevolezza è una delle più efficaci espressioni dell’umano”.
Vinicio Capossela ha da poco pubblicato Sciusten feste N.1965. Quindici canzoni tra rivisitazioni e reinterpretazioni di standard natalizi e tre brani inediti, con la partecipazione di ospiti speciali come Marc Ribot, Greg Cohen, Mikey Kenney e le Sorelle Marinetti.
Canzoni, aggiunge Vinicio, che danno spazio all’anima della festa, ai trambusti, agli abbracci, alle lacrime, alle redenzioni, alle rivoluzioni, alle ribellioni, ai trabocchi e agli sgambetti della stagione in cui si sospende il tempo dell’utile. Il tempo del lutto, il tempo della morte e della rabbia, per recuperare sotto la tenda di Achille, mentre fuori infuria la battaglia, quel senso di comunità, di gioco e di festa, che è una delle più feconde espressioni dell’umano.
Un disco e un tour, denominato “Conciati per le feste”, che approderà in febbraio allo Studio Foce di Lugano.
Gian Luca Verga e Gianni Masdonati l’hanno incontrato a Milano, sorseggiando con lui un ottimo tè giapponese e note di pianoforte in libertà.

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