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Dazi statunitensi, la Confederazione non prende contromisure

I consiglieri federali Guy Parmelin e Karin Keller-Sutter con la portavoce del governo Ursula Eggenberger
I consiglieri federali Guy Parmelin e Karin Keller-Sutter con la portavoce del governo Ursula Eggenberger. Keystone / Peter Klaunzer

All’indomani dell’annuncio sui dazi del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il Consiglio federale ha deciso di non prendere contromisure. Un aumento delle tensioni commerciali non è infatti nell'interesse della Svizzera. Molte le reazioni delle associazioni di categoria.

Dopo l’annuncio dei dazi statunitensi sulle esportazioni elvetiche, il Consiglio federale ha deciso di non adottare contromisure per il momento, poiché un aumento delle tensioni commerciali non sarebbe nell’interesse della Svizzera.

La presidente della Confederazione, Karin Keller-Sutter, insieme al vicepresidente Guy Parmelin, ha espresso durante la conferenza stampa organizzata a Berna giovedì, rammarico per la decisione degli Stati Uniti, che si allontanano dal libero scambio. Il Governo svizzero intende comunque analizzare attentamente le implicazioni economiche della misura. Keller-Sutter ha anche avuto un colloquio con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e insieme hanno deciso di consultarsi per decidere come procedere. Al momento, non ci sono indicazioni che l’UE adotti contromisure che coinvolgano la Svizzera. 

Dazi dannosi secondo Economiesuisse

EconomiesuisseCollegamento esterno, l’organizzazione che rappresenta gli interessi dell’economia rossocrociata  a livello nazionale e internazionale, ha definito “dannosi e infondati” i dazi imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni dalla Svizzera, chiedendo al Governo elvetico di trovare soluzioni rapide attraverso i negoziati con Washington. La federazione delle imprese svizzere sottolinea che non ci sono motivi economici giustificabili per queste barriere doganali, considerando che la Svizzera ha adottato una politica commerciale aperta e ha eliminato unilateralmente le tariffe sui prodotti industriali. 

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La Svizzera è un importante partner economico degli Stati Uniti, classificandosi al  sesto posto come investitore straniero e leader nella ricerca e sviluppo. Le imprese  elvetiche offrono circa 400’000 posti di lavoro oltreoceano. Economiesuisse sottolinea che il mercato statunitense rappresenta la principale destinazione per le esportazioni svizzere, davanti alla Germania, con esportazioni che ammontano a circa 53 miliardi di franchi. Tuttavia, i nuovi dazi imposti da Washington colpiscono ora direttamente molte esportazioni svizzere, danneggiando la competitività delle aziende e frenando gli investimenti, mentre altri mercati sono già in difficoltà. 

Le reazioni stupite delle associazioni di categoria

Da parte sua SwissmemCollegamento esterno, l’associazione dell’industria metalmeccanica ed elettrotecnica della Svizzera, ha reagito con delusione alla decisione statunitense, definendo la misura “incomprensibile e arbitraria”. Questo provvedimento colpisce duramente un settore già in difficoltà, in particolare le piccole e medie imprese senza stabilimenti di produzione negli Stati Uniti, che rischiano di perdere un mercato importante. Gli USA rappresentano infatti il secondo mercato di esportazione per la Svizzera, dopo l’Unione Europea. 

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Swissmem ha sottolineato che è fondamentale un’azione decisa sia da parte delle imprese che dalla politica. Le aziende devono guardare con maggiore attenzione ad altri mercati, come l’UE, l’India, il Sud America, il Sud-Est asiatico e la Cina. In questo senso è urgente accelerare gli accordi di libero scambio, in particolare con l’India, il Mercosur e la Cina. 

La Federazione svizzera dell’industria orologieraCollegamento esterno (FH) ha espresso disappunto per la decisione statunitense. Secondo il presidente Yves Bugmann, la misura è ingiustificata, poiché la Svizzera non applica dazi sugli orologi provenienti dagli Stati Uniti. Bugmann sottolinea che la bilancia commerciale tra i due Paesi è equilibrata e che la Confederazione è uno dei maggiori investitori negli Stati Uniti, soprattutto nel settore della ricerca e sviluppo. Ha quindi suggerito che la questione debba essere discussa a livello politico, e che Berna potrebbe presentare buoni argomenti durante i negoziati. Sebbene deluso, Bugmann ha affermato che l’industria orologiera rossocrociata è abituata ad affrontare difficoltà legate all’esportazione.  

Anche l’Unione svizzera dei contadiniCollegamento esterno ha espresso sorpresa per le dichiarazioni di Donald Trump, sottolineando che gli Stati Uniti traggono nettamente vantaggio dal commercio con la Svizzera, in quanto godono di un accesso al mercato elvetico senza tariffe, sia industriali che agricole. Le tariffe elevate esistono solo per alcuni prodotti agricoli sensibili, ma in circostanze particolari. 

Inoltre, gli USA possono esportare in Svizzera carne con ormoni o prodotti geneticamente modificati, a condizione che siano dichiarati Tuttavia, la domanda rimane bassa, non a causa di barriere doganali, ma per le preferenze dei consumatori svizzeri.  

L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAMCollegamento esterno), che rappresenta le piccole e medie imprese, ha analizzato i dazi del 31% imposti da Trump (tra i più alti a livello globale) e sottolineato che, sebbene non siano “razionalmente comprensibili”, lamentarsi non è utile. Propone quindi cinque azioni per ridurre i danni economici: intensificare la diplomazia commerciale con gli Stati Uniti, evitare contromisure (come poi deciso dal Consiglio federale), concludere rapidamente nuovi accordi di libero scambio, chiarire le relazioni economiche con l’UE, e aumentare la produttività tramite riforme che semplifichino la burocrazia.  

Il sindacato USS non si allarma

Daniel Lampart, capo economista dell’Unione sindacale svizzera (USSCollegamento esterno), ha dichiarato che, sebbene i dazi siano pesanti per l’economia d’esportazione elvetica, non è il caso di “gridare al dramma”. Secondo Lampart, gli effetti delle tariffe imposte dagli Stati Uniti alle merci cinesi nel 2018 hanno dimostrato che gran parte dei costi sono stati alla fine sostenuti dai consumatori americani. 

Lampart ha proposto che la Confederazione lavori attivamente con l’Unione Europea e il Canada per creare un’alleanza di Paesi democratici e sociali, evitando dazi reciproci e promuovendo la cooperazione. Lampart ha concluso indicando che è necessario un impegno diplomatico con gli Stati Uniti, considerando che ora, secondo la logica di Trump, è il momento di negoziare. 

La reazione dei partiti

I principali partiti svizzeri hanno richiesto una reazione immediata del Consiglio federale all’annuncio della Casa Bianca.  

Il partito del Centro ha chiesto un’analisi approfondita delle conseguenze economiche e soluzioni pragmatiche per le industrie colpite, sottolineando l’importanza di rafforzare le relazioni commerciali con partner affidabili. Il Partito socialista ha sollecitato il Governo a lavorare con l’UE e a non cedere alla retorica dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), definendo le azioni di Trump come egoistiche e dannose.  

I Verdi hanno parlato di una “strategia e tentativi di seduzione” fallimentari da parte del Consiglio federale e chiedono un’azione comune con l’UE per proteggere l’economia e i diritti fondamentali. I Verdi liberali hanno evidenziato dal canto loro l’importanza di mantenere buone relazioni con Bruxelles, mentre le voci dall’ala destra, come l’UDC, si sono rivelate più moderate, suggerendo il dialogo con Trump. Il Partito liberale radicale (PLR, destra), infine, ha invece avvertito contro risposte affrettate che potrebbero danneggiare ulteriormente l’economia.  

L’analisi di UBS

UBS prevede che, dopo i negoziati, i dazi annunciati dal Governo americano saranno ridotti, con effetti positivi per la Svizzera. Tuttavia, la crescita economica degli USA scenderà all’1% o meno, influenzando la congiuntura globale. La banca ritiene che la Svizzera probabilmente non risponderà con contromisure, poiché il Governo elvetico è favorevole al libero scambio.  

Gli esperti di UBS ritengono che un accordo con la Svizzera possa verosimilmente portare a una riduzione delle tariffe da parte degli Stati Uniti.. Le ricadute sulla crescita economica elvetica dipenderanno dallo sviluppo dell’Eurozona e dalle decisioni della Banca Centrale Europea (BCE). UBS prevede un apprezzamento del franco nei confronti del dollaro (cosa puntualmente avvenuta giovedì), mentre l’euro rimarrà stabile, con effetti limitati sui mercati azionari svizzeri. 

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