Perché i partiti anti-immigrazione hanno successo in Svizzera

Un studio condotto da ricercatori del Politecnico federale di Zurigo ha rivelato che il successo dei partiti di estrema destra anti-immigrazione nelle regioni di confine della Svizzera non dipende dagli effetti concreti dell'immigrazione, ma dalla retorica politica utilizzata da questi partiti.
“Lo studio suggerisce che sia le preoccupazioni soggettive che gli indicatori oggettivi – come gli effetti negativi sul mercato del lavoro e l’aumento del traffico – non possono spiegare il successo dei partiti anti-immigrazione nelle regioni di confine”, spiega Andreas Beerli, economista al KOF (Centro di ricerca congiunturale) del Politecnico federale di Zurigo e co-autore dello studio The Free Movement of People and the Success of Far-Right Parties: Evidence from Switzerland’s Border Liberalization.Collegamento esterno
Questa ricerca propone una nuova prospettiva sul fenomeno, sfidando l’idea comune secondo cui il successo dei partiti di destra anti-immigrazione in Europa sia principalmente legato ai timori concreti legati all’immigrazione, come la paura di perdere il lavoro, l’aumento delle tasse o il rischio di vedere minacciata l’identità culturale.
Lo studio, condotto dai ricercatori Andreas BeerliCollegamento esterno, Dominik HangartnerCollegamento esterno e Dalston WardCollegamento esterno del Politecnico federale di Zurigo e da Ala AlrababahCollegamento esterno dell’Università Bocconi di Milano e pubblicato sulla American Political Science ReviewCollegamento esterno, ha analizzato i dati di tutti i comuni e le città svizzere situate a meno di 30 minuti di auto dal confine elvetico. I ricercatori hanno esaminato i periodi precedenti e successivi al 2004, quando la Svizzera ha introdotto la libera circolazione delle persone per i cittadini dell’Unione Europea.
Per approfondire il fenomeno, gli autori hanno esaminato il comportamento elettorale in due aree vicine al confine ma colpite in modo diverso dall’immigrazione: i comuni a 0-15 minuti dal confine e quelli situati a 15-30 minuti.
“Siamo rimasti sorpresi dal fatto – continua Beerli – che non abbiamo trovato alcuna prova che le preoccupazioni soggettive delle persone su temi come il mercato del lavoro, i costi degli affitti, la situazione finanziaria o la protezione della cultura, fossero più accentuate nella regione di confine rispetto ai comuni più lontani”.
Un successo elettorale senza precedenti
Con l’introduzione della libera circolazione delle persone, la quota di voti per i partiti anti-immigrazione, come l’UDC (Unione democratica di centro), la Lega dei Ticinesi e il Movimento dei cittadini ginevrini (Mouvement Citoyens Genevois), è aumentata di ben sei punti percentuali nei comuni di confine rispetto a quelli situati a 15-30 minuti dal confine. Gli autori dello studio hanno esaminato i possibili effetti negativi della libera circolazione delle persone, ma non sono riusciti a identificare un legame diretto con la crescita elettorale dei partiti anti-immigrazione.

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Le preoccupazioni economiche e culturali non sono determinanti
I dati raccolti non suggeriscono che l’aumento del numero di stranieri nelle regioni di confine abbia avuto impatti negativi, né reali né percepiti. La maggior parte degli immigrati provenienti dall’UE, infatti, arriva da Paesi confinanti con la Svizzera, condividendo una lingua e una cultura simili con la popolazione locale, il che rende improbabile che il successo dei partiti anti-immigrazione sia legato a preoccupazioni culturali.
“Il successo dei partiti di estrema destra non può essere spiegato da fattori reali o percepiti legati all’immigrazione”
Andreas Beerli, economista del Politecnico federale di Zurigo e co-autore dello studio
“Anche le preoccupazioni economiche non sembrano avere un ruolo: per quanto riguarda i dati sul mercato del lavoro – aggiunge Beerli – non abbiamo riscontrato alcuna prova che il tasso di occupazione o che i salari siano diminuiti nelle regioni di confine”.
Anche se il traffico è una delle preoccupazioni più comuni tra la popolazione vicino al confine, i ricercatori non hanno riscontrato alcuna differenza sistematica tra le comunità di confine e quelle più distanti in termini di impatti percepiti. “La situazione del traffico è peggiorata in entrambe le regioni in modo simile – spiega Beerli – quindi il volume di traffico maggiore non giustifica il crescente supporto per i partiti anti-immigrazione nelle aree di confine”.
Allo stesso modo né i timori economici legati al mercato del lavoro né le preoccupazioni culturali legate all’immigrazione sembrano essere determinanti nel successo elettorale dei partiti anti-immigrazione.
Questo suggerisce, secondo Andreas Beerli, “che analizzando i dati del sondaggio, il successo di tali partiti non può essere spiegato da fattori reali o percepiti legati all’immigrazione”.
La narrazione dello “stress da densità”
Il vero motore del successo di questi partiti, secondo lo studio, risiede nella retorica politica. In particolare, i partiti, a partire dal 2004, hanno iniziato a usare la narrativa dello “stress da densità” per descrivere gli effetti negativi dell’immigrazione, ossia la pressione esercitata dal numero crescente di immigrati sulle città e le infrastrutture locali.
“Questa narrazione ha trovato terreno fertile tra ampie fasce della popolazione, poiché esprime il disagio verso l’immigrazione senza ricorrere a termini xenofobi”
Dominik Hangartner, professore del Politecnico federale di Zurigo e co-autore dello studio
“La narrazione dello stress da densità – spiega Beerli – è stata originariamente utilizzata in biologia per spiegare l’estinzione di massa dovuta alla sovrappopolazione. Nel nostro caso, si riferisce alla pressione crescente che gli immigrati pongono su città, trasporti pubblici, strade e altre infrastrutture, come centri commerciali, ristoranti e cinema”.
“Questa narrazione ha trovato terreno fertile tra ampie fasce della popolazione, poiché esprime il disagio verso l’immigrazione senza ricorrere a termini xenofobi”, aggiunge Dominik Hangartner, co-autore dello studio e professore di politiche pubbliche del Politecnico federale di Zurigo. Comunque, Andreas Beerli sottolinea che i politici che parlano di sovrappopolazione “sono chiari nell’indicare gli immigrati come la causa della crescita demografica e nel proporre come soluzione la riduzione dell’immigrazione” [vedi l’iniziativa promosso dall’UDC “Contro l’immigrazione di massaCollegamento esterno” accettata dal popolo elvetico nel febbraio 2014, ndr.].
In definitiva, i risultati suggeriscono che il successo dei partiti anti-immigrazione nelle regioni di confine non dipende tanto da preoccupazioni reali legate all’immigrazione, quanto dalla retorica politica utilizzata per alimentare paure e insicurezze.
Il ruolo dei media
Gli autori dello studio hanno anche analizzato come i media abbiano veicolato questa retorica. La narrativa dello stress da densità è infatti diventata particolarmente prominente sui giornali dal 2004, con una crescente diffusione delle tematiche legate all’immigrazione.
“Nel nostro studio – ammette Beerli – non ci siamo concentrati sul Mattino della domenica [quotidiano edito dalla Lega dei Ticinesi, ndr.], ma abbiamo notato un evidente aumento nell’uso della narrativa dello stress da densità in relazione ai partiti anti-immigrazione nei principali quotidiani svizzeri dopo l’introduzione della libera circolazione”.
Chi vota per i partiti anti-immigrazione?
Lo studio ha rivelato che le persone più ricettive a questa retorica sono quelle con un interesse medio per la politica, cioè coloro che non sono completamente disinteressati ma nemmeno troppo impegnati. Questo elettorato, come afferma Beerli, “è più aperto a nuove informazioni e narrazioni politiche ed è più critico nei confronti dell’immigrazione”. Questa categoria di persone è stata dunque decisiva nel successo dei partiti di destra.
Vince la retorica dello stress da densità
Come conclude Beerli, “nelle regioni di confine, i partiti anti-immigrazione non solo rispondono ai problemi della popolazione, ma alimentano queste paure attraverso la loro retorica”, creando un circolo vizioso che contribuisce ulteriormente al loro successo elettorale.

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