Multa da un milione in Svizzera per Morgan Stanley
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La filiale elvetica della banca d'investimenti americana Morgan Stanley è stata condannata al pagamento di una multa di un milione di franchi dopo che un suo consulente aveva riciclato denaro. Lo comunica il Ministero pubblico della Confederazione (MPC).
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Con decreto d’accusa odierno per responsabilità dell’impresa, la Procura federale ha stabilito che Morgan Stanley (Switzerland) GmbH – più precisamente la precedente Bank Morgan Stanley (Switzerland) AG – ha omesso, nell’esercizio della sua attività, di prendere tutte le misure organizzative ragionevoli e indispensabili per impedire che nel 2010 uno dei suoi consulenti alla clientela commettesse il reato di riciclaggio di denaro aggravato in relazione a valori patrimoniali provenienti originariamente da atti di corruzione commessi in Grecia, si legge in un comunicato.
Secondo quanto emerso nell’ambito delle indagini condotte dalle autorità di perseguimento penale greche, l’ex ministro della difesa greco Apostolos-Athanasios Tsochatzopoulos e altre persone avrebbero ricevuto tangenti e avrebbero successivamente riciclato il denaro in Grecia. Una parte di tali soldi riciclati è confluita in seguito su conti di un prestanome e cugino di Tsochatzopoulos in Svizzera presso Bank Morgan Stanley (Switzerland) AG, spiega il MPC.
Nel 2014 quest’ultimo ha aperto un’inchiesta penale per sospetto riciclaggio di denaro aggravato nei confronti dell’oggi 57enne consulente alla clientela della banca, responsabile dal 1999 al 2012 della gestione delle relazioni facenti capo al cugino di Tsochatzopoulos.
Riciclaggio aggravato
Nell’ambito del procedimento, il MPC ha accusato l’uomo con doppia cittadinanza greco-tedesca di avere intenzionalmente impedito la confisca di valori patrimoniali di origine delittuosa e di essersi così reso colpevole del reato di riciclaggio di denaro aggravato.
Nell’ottobre 2019 la Corte penale del Tribunale penale federale (TPF) ha giudicato il consulente colpevole di tale reato, viene ricordato nel comunicato. Essa ha stabilito che l’uomo ha agito in violazione delle direttive interne della banca sulla prevenzione del riciclaggio di denaro, compiendo intenzionalmente atti volti a ingannare la divisione Compliance dell’istituto e a occultare le operazioni di riciclaggio di denaro.
Nel giugno 2023 il consulente alla clientela è stato assolto in seconda istanza dalla Corte d’appello del TPF, secondo il principio in dubio pro reo, dalle accuse antecedenti il luglio 2010. È stato invece giudicato colpevole di riciclaggio di denaro per quattro operazioni effettuate nel luglio e nell’agosto dello stesso anno. Il caso è attualmente pendente presso il Tribunale federale.
La sentenza di primo grado
Dagli atti dell’inchiesta nei confronti dell’uomo e dalla sentenza di primo grado contro è emerso il sospetto che l’organizzazione della banca potesse aver presentato lacune che l’hanno portata a non scoprire o a non prevenire le operazioni di riciclaggio di denaro del consulente. Il MPC ha quindi aperto nel 2020 un procedimento penale contro l’istituto per il sospetto di punibilità dell’impresa.
Al termine di un’inchiesta approfondita, il MPC è giunto alla conclusione che la banca non ha adottato tutte le misure organizzative ragionevoli e indispensabili per impedire che il consulente alla clientela commettesse il reato. Essa disponeva di direttive e processi sulla lotta contro il riciclaggio di denaro; tuttavia nell’attuarle ha omesso di individuare e impedire adeguatamente i rischi di riciclaggio di denaro legati alle quattro operazioni effettuate nel luglio e nell’agosto 2010, nonché di verificare sufficientemente la provenienza del denaro. In particolare, afferma la Procura federale, la banca non ha messo debitamente in dubbio i dati fuorvianti e ingannevoli trasmessi dall’autore del reato alla divisione Compliance. Di conseguenza non ha riconosciuto e impedito il reato.
L’istituto rinuncia a contestare la decisione, pertanto il decreto d’accusa è passato in giudicato.
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