Per Roma la Casa d’Italia di Zurigo non può essere sequestrata

Il sequestro della Casa d’Italia di Zurigo è arrivato all'attenzione della Camera dei deputati italiana. La misura, richiesta da un imprenditore francese residente in Svizzera e accolta in prima istanza da un tribunale di Ginevra, è il risultato del mancato pagamento da parte dello Stato italiano di un risarcimento di circa 30 milioni di franchi. Un'interrogazione chiede ora al Governo quali azioni intenda intraprendere.
Il deputato Simone Billi, della lista Lega per Salvini Premier, ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo italiano se le informazioni riportate dalla stampa elvetica (vedi i nostri articoli correlati) siano veritiere e quali azioni intenda intraprendere per ottenere il dissequestro della Casa d’Italia di Zurigo.
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Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha risposto Collegamento esternoper iscritto all’interrogazione: per lo Stato italiano, la Casa d’Italia, futura sede del Consolato Generale, dovrebbe godere dell’immunità dalle procedure esecutive, in quanto destinata all’esercizio di funzioni sovrane.
Con questa motivazione tramite uno studio legale appositamente incaricato, il MASE e l’Avvocatura generale dello Stato (con il supporto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell’Ambasciata d’Italia a Berna) hanno depositato opposizione al provvedimento di sequestro del Tribunale civile di Ginevra. La decisione dovrebbe giungere entro poche settimane.
Tra il 2009 e il 2012, Louvard e soci hanno investito in Italia 399 milioni di euro in impianti fotovoltaici, beneficiando di incentivi garantiti dallo Stato italiano. Con l’introduzione del Decreto Spalma Incentivi nel 2014, i sostegni sono stati ridotti e spalmati su più anni, spingendo Louvard ad avviare un arbitrato internazionaleCollegamento esterno che ha dato ragione a lui e ai suoi soci.
Con il lodo favorevole, che prevede un risarcimento di circa 28 milioni di franchi, Louvard ha chiesto e ottenuto al Tribunale civile di Ginevra di sequestrare la Casa d’Italia per garantire il pagamento del risarcimento.
Apprensione per la Casa d’Italia
Simone Billi, laureato in ingegneria industriale e specializzato in diritto di proprietà industriale europeo, si è trasferito in Svizzera nel 2012 per motivi professionali, acquisendo una profonda conoscenza della realtà elvetica. “Sono venuto a conoscenza della vicenda – afferma Billi, eletto nella circoscrizione Estero-Europa – grazie alla segnalazione di diversi amici che vivono a Zurigo”.
>>La storia che ha portato al sequestro della Casa d’Italia:

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L’attenzione sul sequestro della Casa d’Italia è molto alta tra la comunità italiana. Si tratta di un edificio di grande utilità, e la sua chiusura per lavori di ristrutturazione ha privato gli italiani residenti nella regione di spazi fondamentali. “La Casa d’Italia – aggiunge Billi – è un punto di riferimento per i 220’000 italiani regolarmente iscritti a Zurigo e per i 650’000 connazionali in tutto il territorio rossocrociato. È importante riappropriarsi di questi luoghi”.
“La Casa d’Italia è un punto di riferimento per i 220’000 italiani regolarmente iscritti a Zurigo e per i 650’000 connazionali in tutto il territorio rossocrociato”
Simone BIlli, deputato alla Camera italiana
Sebbene lo storico edificio non spicchi per rilevanza architettonica e artistica, il suo valore è strettamente legato alla storia dell’immigrazione italiana in Svizzera. Dallo scorso autunno, è in corso una significativa ristrutturazione, con un investimento superiore ai 14 milioni di franchi. I lavori dovrebbero concludersi in tempo per le celebrazioni del 2 giugno 2026, in occasione della Festa della Repubblica Italiana.
“Il sottosegretario agli Esteri – prosegue Billi – ha confermato che, nonostante il sequestro conservativo, i lavori di ristrutturazione stanno proseguendo. Dal punto di vista giuridico, la vicenda non è ancora chiusa. La Casa d’Italia è stata coinvolta indirettamente e non fa parte della disputa tra il signor Francis Louvard e lo Stato italiano”.
La risposta del Ministero degli Affari Esteri
La Farnesina, rispondendo all’interrogazione di Simone Billi, ha confermato che il Centro Internazionale per la Soluzione delle Controversie in materia di Investimenti (ICSID) ha condannato l’Italia a un risarcimento di 16 milioni di euro, oltre a interessi e spese legali. Il lodo arbitraleCollegamento esterno ha stabilito che il decreto-legge del 24 giugno 2014 n. 91 (“decreto spalma incentivi”) ha modificato retroattivamente il regime degli investimenti, violando i principi di buona fede e di legittimo affidamento degli investitori.
Nonostante l’Italia abbia impugnato il lodo per difetto di giurisdizione del collegio arbitrale, il 31 luglio 2023 il Comitato di Annullamento ICSID ha rigettato l’istanza, riconoscendo la giurisdizione del tribunale arbitrale sulla base della Carta dell’Energia. Di conseguenza, il lodo è diventato definitivo, permettendo la richiesta di esecuzione in uno dei 158 Stati Parte della Convenzione ICSID (Italia e Svizzera compresi).
Tentativi di accordo transattivo non riusciti
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha cercato di raggiungere un accordo transattivo con Louvard e soci (ovvero un accordo finalizzato a risolvere il conflitto senza ricorrere a una sentenza di un tribunale), senza successo.
“Siamo determinati a recuperare quanto ci è dovuto e confidiamo nella cooperazione dello Stato italiano. In caso contrario, stiamo considerando altre opzioni di sequestro”.
Francis Louvard, imprenditore
Louvard stesso lo ha confermato, con una precisazione: “Abbiamo incontrato i funzionari del Ministero prima di intraprendere questa procedura legale, con un approccio conciliante, desiderosi di raggiungere un accordo con i nostri partner italiani. Tuttavia, ci siamo resi conto che a livello ministeriale c’erano conflitti interni che complicavano l’attuazione del lodo. C’erano discussioni tra l’apparato politico e i funzionari incaricati di gestire il caso.”
Secondo il Ministero degli Affari Esteri, il pagamento non è stato eseguito anche perché, secondo l’interpretazione del diritto UE, “il pagamento effettuato da uno Stato membro in seguito a un lodo ICSID potrebbe configurarsi come aiuto di Stato, rendendolo quindi potenzialmente illegittimo”. Il MASE è ora in attesa di una valutazione da parte della Direzione Generale per la Concorrenza della Commissione Europea.
Louvard non molla la presa
Nel frattempo, Louvard e soci hanno messo in mora il MASE, pretendendo il risarcimento deciso dall’ICSID (comprensivi di interessi e spese legali) e minacciando di ricorrere a procedure esecutive del lodo se il pagamento non venisse effettuato. Visto che lo Stato italiano non ha versato ancora nulla, lo scorso dicembre Louvard e soci hanno avviato una procedura esecutiva a Ginevra per un importo di 32 milioni di franchi svizzeri (secondo quanto riportato dal Ministero degli Affari Esteri), ottenendo il sequestro conservativo di beni appartenenti allo Stato italiano, in particolare l’immobile demaniale della Casa d’Italia, destinato ad ospitare, tra le altre cose, il Consolato Generale d’Italia a Zurigo.
>>La situazione legale attuale:

Altri sviluppi
La battaglia legale di un imprenditore contro lo Stato italiano che non paga i propri debiti
Louvard, indipendentemente dalla posizione di Roma che ritiene non sequestrabile una sede consolare, ha confermato che la Casa d’Italia è stata individuata dai suoi legali, che hanno effettuato tutte le verifiche necessarie. “Desidero essere chiaro – conclude Louvard – siamo determinati a recuperare quanto ci è dovuto e confidiamo nella cooperazione dello Stato italiano. In caso contrario, stiamo considerando altre opzioni di sequestro”.

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